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Territorio

Storia

di Lunedì, 04 Marzo 2013 - Ultima modifica: Mercoledì, 21 Maggio 2014
palazzo della magnifica comunità di Fiemme

Gli insediamenti più antichi in territorio di Cavalese, sedi di “Castellieri”, si svilupparono nella tarda età del bronzo e continuarono fino ai tempi barbarici sui promontori dove attualmente sorgono la Pieve dell’Assunta e rispettivamente il santuario di S. Valier.

E’ stata anche individuata una necropoli del IV secolo d.C. nella conca di Via Pasquai.

Da sempre capoluogo storico e culturale della valle, Cavalese è sede amministrativa della Magnifica Comunità di Fiemme, reminescenza di una millenaria repubblica autonoma nata da un antico ordinamento consuetudinario di origine longobarda rispettivamente sancita con i Patti Gebardini del 1111 - 1112

La “Regola” di Cavalese compare già nell’alto Medioevo quando con Cadrubio, antico villaggio sorto lungo le rive del Rio Gambìs distrutto nel 1339, e Varena, formava un “Quartiere “, ripartizione amministrativa della Comunità. Ad ogni Quartiere era assegnato l’usufrutto di una parte dei beni collettivi dei “Vicini” o abitanti compresi nel nesso comunitario.

Fino al XV secolo la Regola di Cavalese non ebbe leggi scritte, ma tutto procedeva secondo tradizioni orali. Nell’archivio comunale si conservano ancora le antiche ì“Consuetudini”, un Quadernolo del 1624 che riporta atti dal 1407, in base ai quali la Regola si governò per secoli e che riguardavano l’ordinamento civile, giuridico e giudiziario, i regolamenti economici e forestali.

Tutte le innovazioni del diritto consuetudinario spettavano solamente all’autorità dei “Capifuoco” riuniti in Placiti o “Comun Generale” due volte l’anno.

Ogni anno il giorno di S. Pietro in Cattedra, 22 febbraio, venivano scelti tre nuovi Regolani di Villa e i “Saltari” di Regola, ovvero le Guardie Municipali.

Il primo maggio i Regolani di Villa o di Regola sceglievano nove “Saltari” ed eleggevano nove “Regolani de Comun” che poi avrebbero anche concorso a designare lo Scario. Il capo politico della Valle durava in carica un anno ed esercitava il potere esecutivo della Comunità.

Assistito dal Vicario o Gastaldione, rappresentante del Principe Vescovo e da quattro Giurati di Banco, tra cui due eletti dal Quartiere di Cavalese - Cadrubio - Varena, lo Scario amministrava la giustizia.

Un “Officiale” della Villa di Cavalese era incaricato di eseguire le sentenze.

Interessante è pure una specie di polizia segreta al servizio dello Scario, i “Saltari Sordi”.

La Valle lottò sempre per confermare diritti e doveri della “repubblica fiemmese”, difendendola contro il Principe Vescovo e ogni tentativo d’insediamento della nobiltà.

L’insediamento medievale di Cavalese si disponeva sulla terrazza più bassa del versante soleggiato, lungo il Rio Gambis, con accesso dalla valle a sud, per via Pasquai e via 

Cavallaia. La parte più consistente dell’abitato era costituita da edifici residenziali singoli, a schiera e a corte.

Lungo il rio stavano soprattutto gli opifici: mulini, segherie, laboratori per la lavorazione del ferro e del rame, concerie e tintorie.

In origine gli edifici “speciali” nell’abitato erano pochi: il Convento Francescano con la sua chiesa, S. Vigilio e un vasto brolo che comprendeva anche la zona a monte dell’attuale via IX Novembre ed era racchiuso da un muro di cinta costellato dalle cappelle della Via Crucis, il Palazzo Vescovile con la sua cappella.

Fuori sorgevano la Pieve e San Valerio, sui rispettivi promontori. Nel paese e ai suoi margini la scena era completata da fabbricati più propriamente rurali con caratteristiche specifiche rispetto a quelli del nucleo principale. L’edificato non era compatto, bensì intervallato da coltivi, orti e frutteti.

Con gli interventi di restauro e di ampliamento, promossi dal Vescovo Udalrico III e dal Cardinale Bernardo Clesio, della residenza di montagna e Palazzo Vescovile, Cavalese aprì le porte a pittori Rinascimentali Veneti.

Contemporaneamente Antonio Zeni il vecchio (1580-1637) e Orazio Giovannelli (1588- 1640) della Scuola Veneta crearono le basi della Scuola pittorica Fiemmese, da cui uscirono numerosi artisti che lasciarono le loro impronte e testimonianze, oltreché in Valle, nelle varie corti europee: Giuseppe Alberti, Francesco Furlanel, Paolo Troger ed in paritcolare la stirpe degli Unterperger: Michelangelo, Francesco Sabaldo, Cristoforo e Giuseppe.

Caduto il Principato Vescovile nel 1802, il governo bavaro abolì l’organismo politico della Comunità e istituì in Cavalese un Giudizio Distrettuale.

Durante il Regno Italico, Cavalese fu sede di una Giudicatura di Pace e capoluogo del Cantone omonimo.

Dopo la Restaurazione ebbe sede ancora un Imperial Regio Giudizio e dal 10 luglio 1868 un Capitanato Distrettuale che rimase fino al 1918.

Con Regio Decreto del 29 marzo 1928, n° 837 a Cavalese vennero aggregati i Comuni di Daiano, Carano e Varena che si ricostituirono in Conuni autonomi con D.L. del Capo Provvisorio dello Stato l’11.11.1946, n° 454.

Particolare menzione merita l’attività di don Gian Pietro Muratori (Cavalese 1708 – Cavalese 1798), dal quale prende il nome la biblioteca storica Muratori, ancora esistente presso il palazzo “Muratori” di Cavalese. Il sacerdote che, vivendo ad Isera, ebbe modo di frequentare l’Accademia degli Agiati di Rovereto, dopo più di 45 anni trascorsi in Vallagarina, rientrò a Cavalese ove fondò nel 1756, in pieno centro storico quella biblioteca, che fu la prima di tutto il Trentino. Essa è costituita a tutt’oggi da un corpus di circa 1.500 volumi per lo più di materia giuridica e letteraria. Fondando la biblioteca, il curato si era prefisso di sostenere ed aiutare i sacerdoti e gli studenti della Valle di Fiemme. La biblioteca, oltre ai volumi, ospita pregevoli scaffalature originali ed un bellissimo tavolo da lettura in legno di mogano, risalente alla fine del XVIII secolo.